1° Tappa - Marmilla - Siddi
Sveglia prima dell’alba e volo direzione Cagliari. Appena atterrati, ci accoglie il nostro pulmino privato diretto verso la Marmilla. Destinazione: l’altopiano della giara di Siddi. Per visitare la Tomba dei Giganti Sa Domu ’e S’Orcu.
E’ una tomba collettiva antichissima risalente al XVI – XIV secolo a.C..
Collettiva perché destinata ad accogliere, le sepolture dei membri dello stesso clan o della comunità.
La guida ci ha spiegato che questa Tomba dei Giganti ha una struttura a “filari”: cioè file di blocchi di basalto incastrati senza malta, come i nuraghi, però a differenza di questi, qui i blocchi più grandi sono posti in alto invece che in basso.
Ci ha inoltre spiegato che, davanti al monumento, gli antichi svolgevano dei rituali: dopo aver assunto sostanze psichedeliche, cercavano di mettersi in contatto con i loro antenati defunti. E’ una delle tombe dei giganti più alte di tutta l’isola.
È ancora presente la macchia mediterranea, non contaminata da specie vegetali non autoctone.
2° Tappa - Marmilla - Villanovaforru
Dalla Tomba dei Giganti ci spostiamo con il pulmino per dirigerci verso la nostra seconda tappa: Villanovaforru per visitare il Nuraghe Genna Maria.
Costruito intorno al 1750 a.C., in una posizione estremamente strategica, situata sulla sommità di una collina a 408 metri sul livello del mare. Poiché i materiali costruttivi impiegati (marna calcarea e arenaria) erano fragili e poco resistenti, limitando l’altezza massima della torre centrale a circa 10 metri, la struttura fu successivamente rafforzata con un poderoso rifascio murario.
La sua posizione elevata garantiva un controllo visivo eccezionale che spaziava sull’altopiano di Siddi e in particolare sul Monte Arci, un’area vitale per l’approvvigionamento e il commercio dell’ossidiana. La funzione del complesso nuragico cessò bruscamente tra il IV ed il II secolo a.C. a causa di un violento incendio (forse dovuto a un assedio o a un evento accidentale), che ne provocò il crollo e l’abbandono; tuttavia, il sito mantenne la sua importanza e fu rioccupato come villaggio in età successiva.
Le case e capanne nuragiche del villaggio di Genna Maria conservano gli strumenti della vita quotidiana (macine, vasche in pietra, sedili), a testimonianza di una dieta ricca basata su un’economia agropastorale che prevedeva la coltivazione di cereali come grano e orzo, legumi come fave e lenticchie e vite (probabilmente anche vino), integrata da frutti selvatici e carne (ovini/bovini).
I reggimensola (o mensoloni) sono reperti fondamentali per la ricostruzione ipotetica del Nuraghe Genna Maria, poiché, in quanto elementi residui del coronamento superiore e del terrazzo di copertura, lo studio del loro incastro ha permesso di stimare l’altezza originale e la complessità architettonica della struttura nella sua interezza.
3° Tappa - Marmilla - Sardara
Dal nuraghe Genna Maria ci spostiamo con il pulmino per dirigerci verso la nostra terza tappa: Chiesa di Sant’Anastasia, una chiesa legata al culto dell’acqua e anche alla civiltà nuragica perché fu costruita sopra un villaggio particolare, anch’esso legato
all’acqua.
Il pozzo sacro di Sant’Anastasia è un luogo di culto dell’acqua, elemento fondamentale per vivere e simbolo di vita e rinascita.
Realizzato nell’età finale della civiltà nuragica, presenta l’unicità di sorgere in un villaggio abitato. Il complesso di Sant’Anastasia si distingue ulteriormente per essere l’unico finora noto in Sardegna a comprendere ben quattro diversi pozzi nuragici e sorgenti votive concentrati nella stessa area sacra.
I pozzi sacri nuragici presentano un’iconica forma di “toppa di serratura” di una porta, dov’è possibile accedere al pozzo scendendo delle scale ben lavorate e rispecchiate anche sul soffitto. In questi posti sono stati trovati oggetti di valore come bronzetti e altri oggetti votivi per il culto dell’acqua.
4° Tappa - Sinis - San Vero Milis
Dopo una ricca colazione, la prima tappa del secondo giorno ci porta a San Vero Milis.
Al centro del paese c’è Casa Ramsar, che ospita il Museo dell’Intreccio, arte che qui e per i paesi vicini ha un ruolo centrale nella tradizione e un tempo anche per l’economia locale. Casa Ramsar prende il nome dalla Convenzione di Ramsar del 1971,
dedicata alla tutela delle zone umide.
Quelle di Oristano ospitano una flora e fauna uniche e formano un ecosistema dal valore inestimabile.
La guida ci ha spiegato che quella dell’intreccio è un’arte prettamente femminile che le bambine imparavano fin da piccole, ma anche i pescatori che la usavano per costruire le nasse. Gli intrecci servivano a rivestire i fiaschi dei contadini, a dare forma ai prodotti caseari come la ricotta e, un tempo, erano così preziosi da essere utilizzati come merce di scambio per farina, olio e altri beni.
Dopo il Museo dell’Intreccio abbiamo proseguito a piedi fino alla Bottega di Rosalba, una delle ultime artigiane che continua
a portare avanti questa tradizione. Lei ha imparato da piccola ad intrecciare il giunco. Ci ha inoltre raccontato che la raccolta avviene solo in determinati periodi dell’anno; i giunchi “maschi” vengono poi tagliati in lamelle sottili e fatti essiccare al sole per poi essere intrecciati.
Rosalba ci ha infine spiegato che un tempo i cesti non erano semplici oggetti utili, ma parte del corredo che le famiglie preparavano per le donne. Le famiglie più ricche commissionavano intrecci più elaborati, arricchiti con stoffe pregiate e trame ricercate. Un tempo, e ancora oggi ma più raramente, venivano appesi alle pareti come decorazioni.
Alla fine ci ha fatto provare a realizzare il fondo di un cesto, mostrandoci passo passo i movimenti con le mani.
5° Tappa - Sinis - Nurachi
Successivamente abbiamo preso il pulmino e ci siamo spostati verso Nurachi, nella Cantina di Tiberio Caddeo, che ci ha fatto
degustare il muggine in varie ricette: carpaccio, arrosto, uova di muggine… e anche una ricetta speciale.
“Sa Merca” o “Sa Mreca” è il muggine che viene lessato in acqua salata e avvolto in un’erba palustre della zona chiamata “Sa Ziba”, in italiano Obione. Questo metodo permetteva di conservare la pietanza anche per dieci/quindici giorni.
Il pesce risultava fermentato, l’involucro proteggeva il cibo dagli insetti. Il nome “merca” sembra derivare dal metodo stesso di preparazione, o da un termine di origine fenicia che significa “cibo salato”.
6° Tappa - Sinis - Cantina Contini - Cabras
Siamo poi tornati a Cabras, dove ci aspettavano per la degustazione di vini da Contini, la cantina più antica della Sardegna.
Il sommelier ci ha spiegato il metodo di invecchiamento della Vernaccia, vino top della cantina, custodito dentro botti di castagno. L’uva vernaccia in realtà esisteva già 2000 anni fa, come dimostrano i reperti di semi trovati a Tharros.
Attualmente metà dei vigneti si trovano nella bassa valle del Tirso, su terreni sabbiosi, argillosi e ventilati dal maestrale.
Il fassone o “su fassoni” tipica imbarcazione realizzata con il giunco palustre, veniva usata fin dai tempi antichi fino agli anni ’70 dai pescatori di Cabras. E’ stata utilizzata come simbolo del logo della Cantina Contini.
7° Tappa - Sinis - Museo Archeologico - Cabras
Nell’ultimo, e terzo, giorno del nostro viaggio, dopo una deliziosa colazione che ci ha dato la giusta energia per iniziare la giornata, abbiamo proseguito il nostro itinerario raggiungendo il Museo dei Giganti di Mont’e Prama.
Il museo, inaugurato da pochi anni, nasce grazie al lavoro della Fondazione Mont’e Prama, che da tempo si occupa di tutelare, studiare e valorizzare i reperti rinvenuti nel luogo di ritrovamento.
I Giganti di Mont’e Prama sono veri colossi scolpiti in arenaria, sono un unicum nel mediterraneo occidentale: guerrieri, arcieri e pugilatori erano sicuramente l’elite di un passato non lontano. Le statue furono scolpite in epoca successiva a quella nuragica come ricordo di un tempo importante, e poste sopra un numero elevato di tombe a pozzetto, i quali corpi appartenevano a giovani atleti/guerrieri, probabilmente rappresentati dai nostri giganti.
Sono stati ritrovati nell’omonima località in un terreno agricolo durante dei lavori.
Anche in un’epoca successiva non si smette di ricordare i nuraghi, costruiti da enormi pietre incastrate a secco, fortezze (e non solo) di elevata altezza, simbolo di potere.
8° Tappa - Sinis - Tharros
Dopo una pausa pranzo ristoratrice, siamo saliti sul nostro pullman privato e ci siamo diretti verso una delle mete più affascinanti del territorio: il sito archeologico di Tharros, nella splendida penisola del Sinis.
Peccato che il sole si facesse desiderare, perché con la luce piena il panorama sarebbe stato ancora più suggestivo.
Ad accompagnarci nella visita c’era la nostra guida, Roberto, che con competenza e passione ci ha introdotti alla storia millenaria di questo importante centro antico.
Tharros, una città che ha visto il passaggio di molte ere: nuragica, fenicia, punica e romana, situata nella penisola
del Sinis era un punto strategico per la navigazione ed il commercio.
Rappresentata dalle immancabili colonne, fu centro di abitazioni, botteghe e templi, non mancavano le terme ed i porti
che la collegavano al resto del mondo. La città fu fondata dai Fenici (probabilmente coloni provenienti da Sidone) alla fine dell’VIII secolo a.C., diventando rapidamente un fiorente porto commerciale nel Mediterraneo occidentale.
9° Tappa - Oristano
Dopo la visita al Museo dei Giganti di Mont’e Prama, abbiamo proseguito il nostro percorso raggiungendo Oristano, dove ci attendeva un momento particolare: la premiazione della Maratona NUMAS – Nuragic Marathon Sardinia. Terminata la cerimonia, abbiamo approfittato del pomeriggio per fare un piacevole giro nel centro storico di Oristano, esplorando le sue vie tranquille e ricche di storia.
Passeggiando tra palazzi e piccole piazze, siamo arrivati fino alla Cattedrale di Santa Maria Assunta, imponente e suggestiva, che rappresenta uno dei simboli più importanti della città. La sua facciata e i suoi interni ci hanno offerto l’occasione di un’ultima immersione nella cultura locale prima della partenza.
Concluse le visite, siamo risaliti sul nostro pulmino privato, che ci ha accompagnati fino all’aeroporto di Cagliari, segnando la fine del nostro viaggio.